ADHD & DSA e Autismo


L’equipe 58 è autorizzata per la diagnosi e certificazione dei disturbi dell’apprendimento. Si compone di un team di specialisti accreditato con ats di Milano per la diagnosi e la certificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento.
La valutazione DSA viene svolta in modo approfondito da quattro specialisti: psicologo, neuropsicologo, neuropsichiatra infantile e logopedista.
Viene somministrata la batteria sia di primo che secondo livello, valutati gli apprendimenti di letto- scrittura, comprensione, matematica, grafia, quoziente intellettivo e viene raccolta un’ anamnesi completa con l’esame neurologico.
Se ritenuti utili vengono aggiunti ulteriori approfondimenti sul linguaggio e/o l’attenzione con la somministrazione completa per la valutazione dell’ADHD.
Al termine della valutazione, di circa cinque incontri, l’equipe rilascia una relazione clinica che avrà lo scopo di delineare un completo profilo di funzionamento dello studente, composto da dati che provengono da varie fonti (tra cui i genitori, gli insegnanti, il bambino stesso) correlati ai dati emersi nelle prove e all’osservazione clinica. Il referto rilasciato è una idonea certificazione valida ai fini scolastici, e contiene le indicazioni rispetto ad eventuali interventi riabilitativi, nonché l’indicazione di strumenti compensativi e misure dispensative da applicare a scuola, secondo le disposizioni del Decreto 12 luglio 2011, n. 5669.
Cosa sono i disturbi specifici di apprendimento (DSA)
I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono una serie di condizioni cliniche che possono occorrere isolatamente, ma che spesso si trovano associati fra loro. Tra le cause, vengono identificate probabili comuni basi genetiche e anomalie dei circuiti neurofunzionali che sono alla base dell’abilità di lettura, scrittura e calcolo. I DSA non interessano il funzionamento cognitivo generale, ma le loro conseguenze possono comunque essere pervasive e interferire anche con l’adattamento personale e sociale 1.
Si suddividono in varie tipologie:
- Disturbo Specifico della lettura (Dislessia evolutiva)
La dislessia evolutiva viene definita come un’incapacità specifica e persistente nello sviluppo di efficienti processi necessari al compito di lettura in relazione all’istruzione formale ricevuta o all’età, nonostante le capacità cognitive adeguate.
Caratteristiche del disturbo: il primo effetto, osservabile e misurabile, è una lettura stentata e lenta, affaticabile, spesso caratterizzata da diversi tipi di errori.
- Disturbo Specifico della lettura (Disortografia evolutiva)
Con il termine disortografia Evolutiva si intende un deficit nei processi di trascodifica ortografica (conversione dei suoni del linguaggio nel codice scritto).
Caratteristiche del disturbo: all’osservazione, vi è lentezza esecutiva nella realizzazione dei grafemi e frequenti errori di diversa natura. La lentezza d’esecuzione, in questo caso, non è causata da scarse abilità nella velocità di realizzazione delle lettere, ma piuttosto da difficoltà di conversione dei suoni in lettere (conversione fonema-grafema), oppure nel richiamo della forma ortografica della parola dal lessico mentale.
- Disgrafia
Con il termine disgrafia si intende la difficoltà nella realizzazione dei grafemi (lettere) di natura motoria.
- Disturbo specifico del calcolo
Con il termine Disturbo specifico del calcolo si fa riferimento a difficoltà nella produzione o comprensione delle quantità, nel saper riconoscere simboli numerici, e nel saper eseguire operazioni aritmetiche di base.
Nel caso del calcolo, è possibile distinguere due differenti profili di deficit: uno relativo ad alterazioni nelle componenti di cognizione numerica basale (quantificazione, seriazione, strategie di calcolo a mente) e uno caratterizzato da debolezza nelle procedure esecutive e nel calcolo.
- Disturbo di comprensione del testo
Il disturbo di comprensione del testo (DOT) può essere definito come la difficoltà di comprendere in modo adeguato il significato di ciò che si legge, a fronte di buone competenze cognitive generali e buone abilità di lettura.
Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) negli adulti
Come affermano Pizzoli et al. (2012), è possibile affermare che il quadro di dislessia non solo perdura in età adulta, ma interferisce anche con il benessere psicologico ed emotivo, specialmente in caso di diagnosi tardiva. Una diagnosi precoce sembra rappresentare un fattore protettivo in termini di scelte personali (come il percorso di studio) e sociali (come l’inserimento lavorativo) . Il sintomo più evidente in età adulta sembra essere la lentezza nella lettura, mentre l’accuratezza (errori) migliora con la scolarità e l’esposizione al testo scritto. Secondo le Linee Guida ISS DSA (2022) la valutazione del disturbo di apprendimento negli adulti è un’operazione complessa per diverse ragioni, tra cui lo sviluppo di strategie di compensazione, l’eterogeneità di profili e comorbilità.
In generale l’ipotesi diagnostica prevede la valutazione delle abilità strumentali di lettura, scrittura e calcolo, interpretabili anche alla luce delle funzioni cognitive correlate, valutate con test neuropsicologici.
I criteri diagnostici di inclusione ai fini di diagnosi di DSA nell’adulto sono i seguenti:
- Accurata raccolta anamnestica
- Difficoltà di funzionamento adattivo e difficoltà percepite nella vita quotidiana
- Prestazioni con punteggi nell’area di norma ma ai limiti inferiori alla valutazione neuropsicologica
- Verifica strumentale di ogni singolo ambito: lettura, comprensione, ortografia, grafia e calcolo
Sono molti gli adulti che oggi si riconoscono nell’argomento, quando si parla di DSA.
Un tempo non se ne parlava, agli occhi degli adulti erano bambini e ragazzi che non avevano voglia di studiare o vivevano nel loro mondo. Una mancata diagnosi ha creato in molti adulti un’immagine sfiduciata di sé stessi e insicurezza.
Altri hanno saputo compensare in autonomia sviluppando aree cerebrali di compensazione che li rende oggi adulti con aspetti brillanti e in carriera; un dislessico adulto legge con l’altro emisfero cerebrale avendo creato aree di attività cerebrali, speculari all’area di lettura cerebrale standard.
In queste persone permangono solo alcuni screzi particolari di disattenzione, ad esempio lasciano i loro oggetti in giro, hanno dimenticanze e fanno molti trucchetti per compensare difficoltà di calcolo, di grafia o per individuare la destra e la sinistra. Non sempre riescono a stare nei tempi.
La diagnosi fatta da psicologi, neuropsicologi, logopedisti e neurologo è spesso un sollievo e chiarisce alcuni aspetti della storia personale, aiuta le persone stesse ad instaurare il giusto rapporto con i propri figli quando, ad esempio, devono far i compiti con loro, consentendo loro di raggiungere un maggior equilibrio e consapevolezza.
Training e trattamento DSA
L’équipe è qualificata nella presa in carico di pazienti con disturbi specifici dell’apprendimento: dislessia, disortografia, disturbo di comprensione del testo, disgrafia e discalculia.
Si tratta di una presa in carico che prevede incontri di una o due volte alla settimana.
In base alle necessità di ogni singolo bambino, il logopedista propone attività cartacee, ludiche, o software specifici per potenziare le singole abilità risultate fragili alla valutazione.
Disponiamo anche della Piattaforma di Riabilitazione RIDINET, che consente di fornire un programma di potenziamento in forma ludica anche a distanza, potendo accedere dal proprio PC e svolgere gli esercizi impostati. Mediante questa piattaforma, il logopedista potrà monitorare l’andamento del bambino ed attuare eventuali modifiche, se necessarie. Il programma prevede numerosi giochi e premi al fine di mantenere alta la motivazione di bambini e ragazzi.
L’utilizzo di questa piattaforma viene usato dall’equipe per arricchire la riabilitazione in presenza con esercizi a casa al PC, ma consente anche la riabilitazione a distanza nel caso di periodi di assenza prolungata (ad esempio le vacanze) e singoli incontri di monitoraggio con il logopedista.
Se necessari, vengono individuati e proposti alle famiglie percorsi di supporto allo studio.
Il Metodo Feuerstein è un metodo che si pone come obiettivo il potenziamento delle abilità cognitive dell’individuo per sviluppare tutto il proprio potenziale di apprendimento.
É basata sulla meta cognizione, ovvero mira a rendere l’individuo consapevole di di come fa ad imparare e di aumentare la capacità dell’individuo di auto-analizzare il processo mentale messo in atto per giungere alla soluzione di un compito.
Questo metodo viene applicato in contesti diversi, dai disturbi dell’apprendimento al ritardo mentale, alla formazione aziendale.
Il concetto fondamentale è quello dell’apprendimento mediato: il mediatore entra nella mappa del mondo della persona, lo guida a diventare consapevole di come l’abbia costruita, ad ampliarla, modificarla o generalizzarla.
“Se riesci ad offrire una certa tipologia di stimoli in condizioni ben determinate, questi sono in grado di modificare il cervello. La modificabilità cognitiva strutturale è capace di andare oltre le comuni barriere al cambiamento, come i periodi critici dello sviluppo e le condizioni di disagio. Non ci sono barriere insormontabili, proprio per via della stretta connessione tra plasticità neurale e interventi di modificabilità cognitiva“.
L’AUTISMO NEL BAMBINO E NELL’ADULTO: UN MODO DI FUNZIONARE DA CAPIRE PER RICEVERE L’AIUTO NECESSARIO E STARE MEGLIO
- valutazione clinica globale che comprende l’anamnesi, l’osservazione clinica e l’esame clinico neuropsichiatrico e psicologico;
- fase valutativa/osservazionale durante la quale sono applicati gli strumenti diagnostici specifici e validati per l’autismo e quelli per definire il profilo di sviluppo funzionale ed adattivo del bambino;
- accertamenti clinico-strumentali a seconda del quadro sintomatologico per l’individuazione di eventuali elementi patogenetici ecomorbidità
Nel corso degli ultimi decenni stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione nel modo di pensare e approcciare l’autismo: si sta passando dalla visione tradizionale che vede l’autismo come un disturbo o una patologia alla considerazione che invece l’autismo rappresenti uno dei tanti modi in cui può funzionare la mente umana: una condizione del neurosviluppo che rispecchia un diverso funzionamento cerebrale rispetto a quello neurotipico e che si manifesta con precise peculiarità sia a livello socio-comunicativo che di interessi e comportamenti. Accanto alla difficoltà nel riconoscere e comunicare le emozioni nei modi comunemente intesi, alla differente sensibilità di elaborazione degli stimoli sensoriali, alle peculiarità nell’empatia, agli interessi particolari o semplicemente perseguiti con molta intensità, alla forte necessità di routine, rituali e abitudini che regolino il quotidiano, troviamo capacità di concentrazione immersive, un’attenzione per i dettagli, la grande onestà e il forte senso etico, il pensiero per immagini. Gli stereotipi sono difficili da scardinare e il messaggio più difficile da far passare è che ogni persona nello spettro è diversa da tutte le altre, esattamente come accade per le persone neurotipiche.
Fortunatamente il dibattito si impreziosisce dei contributi e delle testimonianze di autistici adulti senza disabilità intellettiva, che raccontano di come il funzionamento cognitivo nella norma molto spesso abbia confuso e ostacolato un corretto inquadramento diagnostico nell’infanzia e nell’adolescenza, costringendoli a vivere in un mondo che non si comprende e da cui non si è compresi, con il generarsi di uno stress cronico che si protrae per molti anni e che può determinare facilmente l’insorgenza di una psicopatologia associata, come disturbi dell’umore o d’ansia.
Da adulti, si incontrano ambienti lavorativi che sollecitano le atipie sensoriali, tipiche dell’autismo: luci al neon, rumori forti, ambiente caotico, generano ansia ed un rapido esaurimento “energetico” per cui spesso si ha bisogno di forme di isolamento importanti per recuperare le energie. Spesso sono persone tacciate di avere un brutto carattere, che contravvengono al rispetto delle comuni regole sociali implicite e per questo si ritrovano a gestire infinite situazioni di incomprensioni e fraintendimenti. Così, capire e conoscere il proprio peculiare funzionamento mentale significa ridurre i meltdown (tracolli emotivi che si manifestano con scoppi di pianto o rabbia incontrollata e stimming) che esplodono in risposta a situazioni stressanti a cui si somma il sovraccarico sensoriale di cui spesso non si ha consapevolezza; e fornisce una comprensione degli shutdown (lo spegnimento), cioè quella risposta alla sopraffazione che porta a rifiutare l’interazione, a staccarsi dal mondo circostante, e ad evitare attivamente ciò che non si è più in grado di gestire.
Tanti tratti autistici (come, ad esempio, il fastidio per rumori forti e improvvisi, il disagio nelle relazioni sociali o dello stare in mezzo alla folla, il fastidio per le luci forti o per il suono di una persona che mastica) sono comunemente presenti anche nei neurotipici, ma la differenza sta sia nella concentrazione di più caratteristiche che, in particolar modo, nell’intensità con cui si esprimono tali da ostacolare un sereno svolgimento di una vita normale e compromettere la qualità di vita di una persona e di chi vive con lei.
